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I fattori di vulnerabilità delle famiglie italiane

Per vulnerabilità si intende l’incapacità di affrontare un imprevisto senza mettere a repentaglio il proprio patrimonio o i progetti familiari. È un aspetto molto importante, perché se le famiglie sono vulnerabili, allora lo è l’intero Paese.

L’indagine, in particolare, cerca di capire la vulnerabilità delle famiglie verso gli shock esterni, come la perdita di lavoro, la riduzione delle ore lavorative, l’assistenza improvvisa agli anziani, le malattie e gli incidenti, che possono incidere profondamente sul loro benessere economico.

Dal punto di vista socio-demografico, i nuclei più vulnerabili sono quelli dove il capofamiglia è donna: parliamo del 23% dei casi. «C’è un costante aumento di questa parte della società, che è più concreta, più agile, più rapida nella gestione del bilancio famigliare e dei rischi», ha spiegato Gianni Carbonari, segretario generale del Forum Ania-Consumatori ha fornito ai microfoni di Radio24.

Tuttavia, le lavoratrici hanno notoriamente stipendi più bassi dei loro colleghi, e stesso dicasi per le pensioni. Risulta così che il 74% delle intervistate dichiara di aver avuto problemi economici che hanno costretto ad aggiustare e ridurre il bilancio familiare, e il 79% dichiara di risparmiare sulla spesa quotidiana, il 70% dichiara addirittura di tagliare su acquisti importanti.

Il dato più forte, però, riguarda i fattori che determinano shock per le famiglie.
Emerge, infatti, che  il 24% ha subito la perdita del lavoro o una riduzione delle ore lavorative, il 13,4% del campione è stato interessato da malattie, decessi e invalidità nell’ultimo anno, mentre il 7,5% ha vissuto una separazione negli ultimi tre anni.

Importante anche l’educazione finanziaria, inversamente proporzionale all’indice di vulnerabilità.

Quanto sono vulnerabili le famiglie italiane?

L’indice di vulnerabilità, costruito dalla ricerca, è in calo rispetto al passato: su una scala da 0 a 10 (dove il valore 10 indica la massima vulnerabilità) passa da un valore medio di 3,164 nel 2013 a 2,750 nel 2016.

Tuttavia, l’indagine rivela che 3 italiani su 5 hanno problemi economici. In particolare, il 61% delle famiglie italiane fa fatica ad arrivare a fine mese. Di questi, un 8% dichiara proprio di non farcela, il 13,3% dice che ha molte difficoltà, il resto che ha alcune difficoltà.
Per far quadrare i conti, si fanno sacrifici. Il 71,3% dice di risparmiare anche sulla spesa quotidiana e non si ferma il fenomeno di chi rimanda o rinuncia a delle visite mediche, il 37,2% rispetto al 34,4% del 2015.

Il 16,5% delle famiglie sarebbe in grado di  affrontare una spesa imprevista di 700 euro. Sembra una percentuale tutto sommato contenuta, ma va sempre considerato che, in valori assoluti, stiamo parlando di milioni di persone.
E chi è più in difficoltà ha dovuto ricorrere ai prestiti, con un 11,4% di famiglie sovraindebitate, ovvero con una rata complessiva superiore al 30% del reddito. Rispetto agli altri europei, in genere chi chiede un prestito o un mutuo ha un reddito più basso, per cui l’incidenza sul bilancio famigliare è più alta.

«La crisi – spiega il presidente del Forum Ania-Consumatori, Pier Ugo Andreini – ha contribuito a portare a un impoverimento materiale di ampie fasce di cittadinanza. Il momento economico e sociale che viviamo e gli scenari futuri richiedono a tutti i soggetti coinvolti una maggiore collaborazione sui temi legati alla gestione del risparmio, della salute, dell’assistenza e della previdenza».

Una rete contro la vulnerabilità?

Dall’indagine emerge dunque che a fronte di imprevisti, come può essere la perdita o riduzione di lavoro, o una minore capacità di produrre reddito, il bilancio familiare va in crisi. Per stare a galla si da fondo ai risparmi o si chiedono prestiti, anche sopra le proprie capacità.
In una situazione del genere, impensabile che ci si possa occupare del proprio futuro previdenziale, quando il tenore di vita sarà ancora più ridotto. Si innesca così una spirale negativa.
Eppure esistono formule che consentono di tutelarsi dagli shock esterni considerati nello studio. Chi ne beneficia non deve intaccare il proprio patrimonio e può orientare i risparmi a obiettivi diversi, tra cui anche previdenza e sanità integrativa.
È una questione di strategia: per evitare di esporre il fianco alle criticità, bisogna esser previdenti, nel senso letterale di “pensarci prima” che accadano gli imprevisti, ed intervenire con gli strumenti più efficaci per ogni necessità.

Il trust è un rapporto giuridico fiduciario in cui si costituisce un rapporto attraverso il quale un soggetto denominato trustee, gestisce un patrimonio che gli è stato trasferito da un altro soggetto, detto disponente (o settlor), per una finalità specifica. Spesso l'istituzione del trust prevede anche la nomina del cosiddetto guardiano (o protector) che ha il compito di verificare che le azioni del trustee siano effettivamente dirette a perseguire le finalità del trust.

Vari sono i motivi per possono indurre un soggetto alla costituzione di un trust. I più frequenti sono:

- la riservatezza: Il trust permette di tutelare la privacy dei propri beni e del loro proprietario, in quanto una volta istituito il trust, il patrimonio e il proprietari non possono essere associati;

- la protezione dei beni: Qualunque sia il valore dell’immobile, il trust permette la protezione dell’immobile dal creditore (purchè libero da ipoteche);in casi di successione, la ripartizione dei beni senza vincoli familiari; l’abbattimento delle tasse di successione;

- la tutela dei minori e dei soggetti diversamente abili: il trust è lo strumento più appropriato per la gestione dell’eredità mobiliare pervenuta al minore a seguito del decesso del padre, con la previsione di rimettere alla volontà del beneficiario divenuto maggiorenne la scelta di mantenere il trust in vita sino al compimento del ventiseiesimo anno di età ed anche oltre, nonché la scelta dei guardiani nella persona della madre e in altra persona vicina al minore;

- la tutela del patrimonio per finalità successorie, per destinare i propri beni ad eredi specifici o a persone estranee alla famiglia o per regolare rapporti successori.

E' opportuno individuare due momenti essenziali nelle operazioni di trust: atto di costituzione e atto di conferimento dei beni.  Attraverso 
il conferimento di beni in trust, il disponente si spoglia della proprietà di parte o di tutti i suoi beni, con atto tra vivi o mortis causa e li affida al trustee, il quale dovrà gestirli nell'interesse del beneficiario per il raggiungimento del fine specifico del trust. La segregazione patrimoniale è l'aspetto fondamentale che caratterizza il trust; essa comporta che i beni in trust rappresentino un patrimonio separato rispetto ai beni del disponente e del trustee e, pertanto, qualunque vicenda personale e patrimoniale che riguardi tali soggetti non colpisce i beni in trust. I beni in trust, quindi, non possano essere aggrediti dai creditori personali del trustee, del disponente e dei beneficiari ed il loro eventuale fallimento non vedrà mai ricompresa nella massa attiva fallimentare i beni in trust.

I nostri servizi nel dettaglio:

  • Costituzione e gestione del TRUST in U.K.
  • Costituzione e gestione del TRUST in Malta
  • Costituzione e gestione del TRUST in Italia
  • Attività di TRUSTEE in Italia
  • Attività di GUARDIAN di TRUST in Italia ed all’estero

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