Ecco quanto vale la pensione. Fare una stima esatta è molto complesso, perché con il metodo contributivo bisogna considerare tutti i contributi versanti nel corso della vita lavorativa, per cui non si può conoscere la cifra esatta fino all’ultimo giorno. Anche la busta arancione, in arrivo dall’Inps, fornisce delle stime.
Tuttavia, si possono fare delle proiezioni verosimili. Vediamo cosa emerge da alcune simulazioni fatte dal Corriere della sera utilizzando il programma Inps “La mia pensione”.

Quanto vale la pensione: le simulazioni

LAVORATORE DI 25 ANNI PRECARIO

Chi oggi ha 25 anni, rientra in pieno nel sistema contributivo, perché non ha versato contributi prima del 1996.
Per la pensione di vecchiaia dovrà attendere i 70 anni, oppure potrebbe avere quella di anzianità con 63 anni ed un minimo di 20 anni di contribuzione, purché però il suo assegno non sia inferiore ai 2,8 volte la pensione sociale (1.256 euro).

Secondo icalcoli fatti con il simulatore “La mia pensione” dell’Inps, il 25enne co.co.co. che percepisce 600 euro al mese e che ha 5 anni di contributi alle spalle potrà percepire una rendita grosso modo pari a 300 euro.

LAVORATORE DIPENDENTE DI 39 ANNI

Prendiamo il caso di un impiegato quadro di un’azienda privata di 39 anni con un’anzianità complessiva di 19 anni.  Con uno stipendio annuo netto è di 29.000 euro, un incremento reale del 2,5% e con un Pil in crescita dell’1,5%, andrà in pensione a 66 anni con 45 anni di contributi con un assegno pari a circa il 64% dell’ultimo stipendio.

NEGOZIANTE DI 30 ANNI

Il titolare trentenne di un piccolo esercizio commerciale, potrà ottenere la pensione all’età di 67 anni ed un mese. Pagando i contributi all’Inps sulla base del minimo imponibile pari nel 2016 a 15.548 euro annui e supponendo un incremento reale del reddito e del Pil dell’1,5%, potrà ottenere una rendita pari a circa 10 mila euro, 770 euro mensili.

Se il Pil cresce meno dell’1%, l’assegno mensile si ridurrà a 712 euro. In questo caso, per la pensione dovrà aspettare di compiere i 70 anni.

DIPENDENTE PUBBLICO DI 55 ANNI

Per un dipendente pubblco di 55 anni con un’anzianità contributiva di 30 anni ed uno stipendio di 2.700 euro netti al mese, la pensione scatterà a 67 anni e 10 mesi, dopo aver accumulato 42 anni e 10 mesi contribuzione. La sua rendita sarà calcolata con il cosiddetto sistema «misto». Con un incremento reale dello stipendio e del Pil dell’1,5%, l’assegno sarà di circa 2 mila e 700 euro mensili, circa l’80% dell’ultimo stipendio.

ARTIGIANO DI 38 ANNI

Il titolare di una avviata officina meccanica, in cui lavora da 20 anni,  dichiara al Fisco un reddito d’impresa netto pari a 30 mila euro. Potrebbe andare in pensione a 63 anni con 45 di contributi. Con un incremento reale del reddito dell’1,5% e di una crescita del Pil sempre dell’1,5%, potrà ottenere una rendita pari a circa 24 mila e 600 euro, grosso modo 1.900 euro mensili, pari al 60% del suo reddito. Pure ipotizzando una crescita del Pil inferiore, pari all’1%, così che l’assegno mensile dell’Inps scenderebbe a 1.800 euro, il 58% circa dell’ultimo reddito.

Con quanto andrò in pensione?

Questa, dunque, una breve carrellata di casi tipo di lavoratori impegnati in diversi settori. Per tutti, la simulazione con il calcolatore dell’Inps indica un assegno inferiore allo stipendio percepito e comunque legato all’andamento del Pil. Anche questa è dunque una variabile da tenere presente per calcolare l’importo del vitalizio.

Qualunque sia il risultato delle stime, è importante saperlo con largo anticipo, per poter eventualmente passare alla domanda successiva ovvero: quello che percepirò sarà sufficiente? Se la risposta dovesse essere negativa, perché si ritiene di non poter passare all’improvviso da 2000 a 1200 euro al mese, si possono trovare soluzioni alternative nella previdenza integrativa. Ecco perché è importate essere informati sin da giovani: prima si inizia, più facilmente si può iniziare ad accantonare pensando all’età della pensione.