Le scoperture degli italiani e l’impatto sulla società

In una recente intervista, il direttore generale di Ania, Dario Focarelli, ha spiegato che nel nostro Paese:

  • le assicurazioni sulla casa, compresi i condomini, non superano il 40%, contro il 90-95% di Germania e Francia;
  • le assicurazioni sanitarie integrative e i fondi salutari mutualistici coprono circa 10 milioni di italiani, includendo i componenti del nucleo familiare dell’assicurato
  • meno del 30% dei lavoratori ha la previdenza integrativa.

Se assicurare l’auto, ad esempio, è una prassi consolidata, difficilmente si pensa a tutelarsi da altri rischi. Secondo Fabio Orsi, di Innovation Team, società di ricerca in ambito finanziario, del gruppo Mbs Consulting, «il mercato assicurativo italiano è ancora oggi una piazza in cui circa il 70% delle famiglie non ha altre polizze oltre a quelle auto».

Un tema, quello della mancata rete di tutele, che non è nuovo e che ha le sue ragioni storiche. «È evidente che il nostro Paese ha strutturalmente una storia di sottoassicurazione, dovuta a una presenza abbondante dello stato nella spesa pubblica», ha sottolineato Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol e di UnipolSai, al XVII° Annal Assicurazioni del Sole 24 Ore. Il paradosso è evidente nelle catastrofi naturali. Nonostante gli italiani abbiano oltre il 50% del proprio patrimonio in proprietà immobiliari, solo il 25% dei proprietari protegge la propria casa con una polizza: eppure l’80% del territorio italiano è a rischio calamità.

Tutto questo ha un impatto sia sul singolo cittadino (e sul suo patrimonio) che sulla società. Come spiega Cimbri: «Oggi, i risarcimenti ricadono sulla fiscalità generale, su tutti i contribuenti, mentre introdurre un sistema che obblighi i proprietari ad assicurare le case farebbe pagare questi costi ai proprietari e darebbe un contributo di prevenzione».

Scoperture: il ruolo della consulenza

Di fronte a questo scenario, appare ancora più evidente l’importanza del consulente nel creare innanzitutto una cultura della prevenzione.

«L’agente del futuro, come quello del presente, dev’essere altamente qualificato, preparato e competitivo in tutti i rami assicurativi, superando la predilezione quasi esclusiva che alcune grandi compagnie riservano tutt’oggi alla Rc auto», sostiene Claudio Demozzi, presidente di Sna (Sindacato nazionale agenti di assicurazione).

C’è infatti ancora molto da fare per costruire una consapevolezza diffusa su previdenza, sanità, gestione del risparmio. Sul fronte previdenza, l’Inps è partita da poco con l’invio delle buste arancioni, per informare i lavoratori su età e importo della pensione.
Le norme, tuttavia, sono così in divenire che è difficile riuscire ad orientarsi senza una formazione ad hoc o una conoscenza adeguata.
Da qui l’importanza della consulenza indipendente, che parta dalle specifiche esigenze per individuare delle soluzioni.